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20 January Morire è facile. E' il vivere, che è difficile.
Seduta sopra il tetto di casa, in una delle tante grigie mattinate invernali, Sara fissava il vuoto.
Erano tre giorni che non andava a scuola. Si sentiva in colpa, in fondo non stava male.
Almeno, non fisicamente.
Era da qualche tempo però che ogni sfaccettatura della sua vita rimaneva inerte ed incolore.
Non aveva voglia di fare niente.
Si alzava dal letto e non aveva nessuno scopo. Nessuno.
Non si poneva più domande. Non parlava con le persone. Non coltivava i suoi interessi.
La sera prima si era chiesta se era vero che l'anima pesasse solo 21 grammi.
Davvero tutte le anime hanno lo stesso peso? L'anima di un assassino pesa realmente come quella di una bimba?
Forse il peso è uguale, forse cambia il colore.
La sua anima era indubbiamente color sabbia. Non perchè ogni tanto emettesse dei bagliori come i raggi di sole che si infiltrano tra la rena.
Macchè.
Semplicemente perchè il color sabbia non le piace. La disgusta, anzi.
E la sua anima non le piaceva affatto, tant'è che voleva al più presto liberarsene.
Fissava il vuoto e non aveva paura. Questa era la sensazione che voleva avere da tempo.
Sentirsi invincibile. Dimostrare come un possibile passo falso in quel momento non avrebbe potuto aggravare la situazione.
Peggio di così non poteva stare, tanto.
Dondolò un piede mentre una folata di vento le faceva perdere impercettibilmente l'equilibrio.
Sospirò lievemente.
Il battito del cuore curiosamente rallentava.
Non era neanche eccitata. Stava per fare un salto nel vuoto e non provava il minimo timore.
E' per questo che aveva deciso di farla finita: che senso aveva continuare a calpestare le strade che la circondavano se non si sentiva appagata?
Che senso aveva vivere? Cosa voleva dire vivere?
Aveva solo risposte negative che le ronzavano in testa.
Idee malsane che sono implose dentro di lei.
Lei che non voleva più avere debiti con il mondo, lei che aveva deciso di alzare la voce per l'ultima volta.
Lei che di lacrime ne aveva consumate fin troppe.
E ad un tratto, senza neanche pensarci, semplicemente si lasciò cadere.
Volava via come una rondine in primavera e mentre scendeva in picchiata verso terra si rese conto.
Ora che vedeva avvicinarsi l'asfalto avrebbe voluto tornare indietro.
La vita ha sempre senso, certo che ce l'ha.
Lo doveva solo scoprire.
La vita è preziosa. Come aveva fatto a non capirlo prima?
Ma ora era troppo tardi, ora inesorabilmente stava per conoscere la morte.
Tra pochi secondi si sarebbe schiantata al suolo, ma non voleva più vedere.
Chiuse gli occhi, li strinse forte e pregò che qualcosa o qualcuno la venisse a salvare.
Sara urla e apre gli occhi.
Intorno è tutto buio, la porta della stanzetta è chiusa ermeticamente e la lucina da notte è sempre lì al suo posto.
Le coperte sono scivolate a terra; si passa velocemente una mano sulla fronte e si rende conto che è sudata.
Al buio allunga la mano e prende il bicchiere riempito d'acqua prima di andare a dormire.
Lo beve tutto d'un sorso e pian piano si rasserena.
E' stato solo un brutto sogno. 06 January L'eleganza del riccioLo dice uno dei personaggi di Taniguchi: vivi, muori, sono solo conseguenze. È una massima del go e una massima di vita.
Vivere, morire: sono solo le conseguenze di ciò che abbiamo costruito. Quello che conta è costruire bene. Allora, ecco, mi sono imposta un altro vincolo.
Smetto di demolire e disfare, e comincio a costruire.
Il primo libro dell'anno, L'eleganza del riccio, mi è stato consigliato dalla mia dolce Bea.
E devo dire che era da tempo che la lettura di un libro non era così deliziosa e importante.
Un libro così intenso, così elegante, così determinante, così sensibile.
Il primo gennaio ho divorato la prima parte, finché non ho letto questo brano e sono rimasta senza parole, perchè riassume tutta me stessa e le mie voglie.
Mi è sembrato proprio di buon auspicio. Ed è per questo che continuo a credere fermamente che il 2oo9 sia il mio anno.
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